Wild West Online, recensione

18/05/2018 - Punteggio:
Wild West Online, recensione

Signori e signore, Wild West Online è ufficialmente il Quattro carogne a Malopasso dei videogiochi, ma se l’improbabile western diretto dall’immortale Vito Colomba è riuscito a fare tutto il giro e a diventare un capolavoro del trash, l’MMO sviluppato da da DJ2 Entertainment e WWO Partners Ltd. non riesce nemmeno a fare un passo oltre alla categoria dell’immondizia pura.

Credete stia esagerando? No, anzi, probabilmente sono solo le etichette di corte di Spaziogames a frenare la parte peggiore del mio vocabolario, perché tutto quello che gira attorno al titolo in questione è coperto da una pesante nebbia, che però odora di quel tipico e spesso olezzo che sale quando concimano nella campagne davanti a casa mia. Come definireste il tentativo di pubblicizzare il proprio lavoro sfruttando i rumor sorti ai tempi attorno a Red Dead Redemption 2? Triste, forse pure squallido, ma è esattamente quello che è accaduto quando, oramai qualche mese fa, trapelarono dei concept art immersi nel vecchio west, fra cowboy e sparatorie al saloon e tutti pensarono subito all'annuncio - che oramai era nell’aria - del nuovo titolo di Rockstar Games. E invece, quelle immagini misteriosamente - come no - trafugate e apparse sui forum, altro non erano che del materiale promozionale di Wild West Online. Ma la vera ciliegina sulla torta è il trailer d’annuncio presente su Youtube, a cui sono stati chissà perché disattivati i commenti, dove fioccano i pollici in giù e, rullo di tamburi, nella descrizione campeggia la copertina proprio del primo Red Dead Redemption.

Wild Sad West

Forse vi starete chiedendo perché non abbia ancora speso una parola sul Wild West Online gioco. La realtà è che non c’è molto da dire: semplicemente, dopo mesi di alpha, il titolo è stato pubblicato nella sua versione definitiva su Steam in condizioni pietose, manca davvero tutto, ci sono più bug che texture, non si sa cosa fare e dove andare, non c'è uno straccio di tutorial, ma di certo ho capito che i ragazzi di DJ Entertainment hanno davvero il senso degli affari, perché l’unica cosa che davvero funziona - si fa per dire - è il marketplace del gioco, un piazzismo virtuale che rende Wild West Online uno fra i più biechi Pay-to-Win recenti. Ancora prima di entrare nel vivo dell'azione, la prima cosa mostrata è infatti un bell'annuncio d'acquisto e non sto parlando di semplici oggetti estetici, ma anche di boost per i punti esperienza e da lì in poi è tutto un fiorire di micro-transazioni. Da dove cominciare se non dalla creazione del personaggio, un ricco menù composto da cinque modelli facciali e da un solo taglio di capelli, oltre alla rasata da nazi cowboy, in cui non ci sono slider o impostazioni per modificare magari l’altezza o il peso: non chiedevo di spostare l’angolo delle orecchie, ma almeno qualche preset fisico potevate darmelo, perché così il far west è popolato solo da sosia tutti identici, un Westworld di androidi prodotti con lo stampino. Ovviamente non c’è spazio per dei PG donna, perché le remote frontiere americane non sono adatte a donzelle con gonne di pizzo. Che poi remote frontiere si fa per dire, visto che la mappa del gioco ha dei confini davvero ristretti ed è puntellata da pochissimi punti d’interesse e qui non c’è nemmeno la scusa della fedeltà storica come in Kingdom Come Deliverance, perché non si va oltre a due saloon tutti uguali e i tre modelli utilizzati per le chiese e per gli altri edifici. Bellissima anche la colonna sonora: non c'è. 

Un tizio con il fegato più tosto del West ci ha chiesto di "placare la sua sete" portandogli ben quindici bottiglie di Whisky; un altro pretendeva che catturassimo un coguaro con una gabbia per topi, e non è nemmeno apparsa la scritta "Sei su scherzi a parte".

Qualsiasi cosa si voglia fare senza per forza distribuire piombo, poggia su una becera concezione di farming che vuole mettere in moto - non si sa come - un'economia di gioco basata sulla compravendita di equipaggiamento e sul crafting. Alcuni oggetti, tuttavia, potranno essere recuperati anche attraverso un sistema di microtransazioni completamente fuori luogo, che permette anche di acquistare boost di esperienza (ottenibile anche solo esplorando). Salire di livello sblocca alcune semplici abilità, ma soprattutto consente di mettere le mani su armi avanzate potenzialmente più utili negli scontri a fuoco. Per dovere di cronaca vi informiamo che oltre al deathmatch a squadre sui generis, Wild West Online offre diverse altre attività PvP qualitativamente persino inferiori a quelle citate. Vi lasciamo trarre le opportune conclusioni.

E se pensate che magari possa valere la pena scorrazzare per le praterie a cavallo, sappiate che l'ambientazione dell'MMO di DJ2 Entertainment soffre di una mancanza per la cura del dettaglio quasi da primato. Il discorso include pop in di elementi, una gestione delle fonti di luce dissennata, effettistica da mani nei capelli e modelli riciclati cronicamente. Il nostro fido destriero, inoltre, può essere richiamato in ogni momento, ma appare all'improvviso e senza animazioni di sorta: per efficienza e celerità d'evocazione è persino superiore all'ingiustamente vituperato Roach di The Witcher 3 (che però poteva salire sui tetti). Più in generale è l'atmosfera a mancare: villaggi completamente vuoti, tranne che per un triste barman o un contabile; ranch che sfoggiano recinti senza animali; nessun effetto atmosferico e un ciclo giorno-notte solo abbozzato. Uno spreco su tutta la linea, e non pensiamo che la situazione sia destinata a migliorare, visto lo squallido trattamento che gli sviluppatori hanno riservato a tutti i supporter e a chi ingenuamente credeva di poter mettere le mani su un gioco in condizioni almeno decenti.


Wild West Online, recensione foto 1

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