The Aquatic Adventure of the Last Human, recensione

29/01/2018 - Punteggio:
The Aquatic Adventure of the Last Human, recensione

Il prologo di The Aquatic Adventure of the Last Human mostra la navicella Argo9 in orbita, alla ricerca di un pianeta abitabile per la nostra specie, quando d'improvviso l'influenza di un buco nero e di un fenomeno inspiegabile la risucchia nel grande nulla per poi risputarla fuori in un altro quando e in un altro dove. 

Argo9, al contrario di dove sarebbe dovuta andare, finisce su ciò che è rimasto della Terra: una sterimanta landa ghiacciata e inospitale dove le terre emerse sono state quasi del tutto sommerse dagli oceani, in quelle acque che hanno reclamato la loro presenza mentre testimoniavano la fine del mondo, l'estinzione della nostra specie. 

Partirete proprio da qui, da un punto non meglio specificato del nostro pianeta e sott'acqua, con la navicella che per l'occasione si trasformerà in una sorta di sottomarino pronto a scandagliare un mondo sommerso dai tratti alieni, ma anche immediatamente riconoscibili a chiunque. Si tratta di un viaggio affascinante che vi metterà davanti a alla più terribile delle anticipazioni, a un futuro che potrebbe diventare la peggiore e diretta conseguenza di anni e anni di nostre malefatte.

Lì, in fondo al mar, dove tutto rimane quieto per gran parte delle circa 4-5 ore che impiegherete per arrivare ai titoli di coda, di tanto in tanto vi troverete innanzi delle pericolose minacce che fungeranno da veri e propri punti di sbarramento: sono le classiche boss fight, ostiche e non semplici da approcciare, soprattutto in virtù dell'obbligo di dover apprendere i pattern di attacco e di dover sopportare un certo numero di game over prima di capire – dopo diversi tentativi – quale sia la strategia migliore per avere la meglio.

Il gameplay ricalca quello tipico di un metroidvania, con la differenza che l’intero gioco è caratterizzato dalla pura esplorazione senza alcun nemico circostante, a parte alcuni ostacoli perlopiù statici, come mine o piante particolarmente aggressive. Il tema principale è dunque la malinconia, il ritrovarsi in un battito di ciglio (in realtà migliaia di anni) dall’essere i padroni al diventare gli ospiti indesiderati, gli ostili, i guastafeste. Ci precipiteremo quindi al di sotto della superficie ghiacciata, senza alcuna arma e con una salute del sottomarino davvero esigua. Il primo potenziamento (obbligatorio) sarà l’arpione che ci porterà dritti nella tana del primo e forse unico boss da affrontare obbligatoriamente nell’ordine scelto dal gioco. Inizialmente l’arpione, essendo installato nella parte inferiore del veicolo, potrà sparare solo con un angolo di 180°; la cosa non è di per sé eclatante ma lo diventa quando vi accorgete quanto è utile potersi difendere anche sul lato superiore.

I potenziamenti sono sparsi per l’intera mappa di gioco e consistono sia in vere e proprie componenti da installare sul sottomarino, sia in “casse”, termine che ormai va di moda ma che fortunatamente, in questo caso, riguarda solo dei potenziamenti relativi allo scafo: velocità di riparazione di quest’ultimo, carica dell’arpione e altro ancora. Gli oggetti sono sparsi nei punti più disparati della mappa, alcuni impossibili da mancare, altri invece ben nascosti in passaggi segreti a loro volta occultati negli scenari di gioco, altre volte invece avrete bisogno di strumenti specifici per poter poi eliminare gli ostacoli che vi separano da uno o più oggetti.

La trama viene portata avanti dagli holotape, dei messaggi di testo contenenti riflessioni, pubblicità o avvertimenti, nel complesso ben strutturati e finalizzati a non annoiare il videogiocatore. La loro lettura suscita infatti la giusta curiosità, portandoci a immaginare e a formulare una possibile teoria che spieghi cosa è accaduto nel mondo. Il filone narrativo non viene portato avanti in nessun altro modo, ragion per cui diventa obbligatorio prendersi la briga di leggerli tutti o quasi.

La colonna sonora di Karl Flodin è eccellente, semplice e immersiva; composta da ben 26 tracce che accompagneranno la vostra avventura e le vostre battaglie, è sicuramente una delle componenti di spicco del titolo.

Boss dopo boss

Come accennato prima, gli scenari sono completamente dedicati all’esplorazione e, a parte qualche fastidioso ostacolo come le mine, non esistono nemici in grado di mettervi alle strette. Le uniche battaglie saranno quelle contro i boss, davvero ben caratterizzati e mai banali. Ci è piaciuta la varietà con cui sono stati pensati e il diverso metodo d’approccio che il giocatore deve adottare per poterne uscire vivo. Ogni boss ha uno o più pattern di attacco che raramente vi permetteranno di avventurarvi in azioni poco studiate, inoltre nessuno vi dirà cosa vi serve per affrontare un cattivo, perciò starà a voi scoprire cosa manca all’appello ed eventualmente procurarvi l’oggetto adatto.

Per gli amanti delle boss rush, finendo la prima run verranno sbloccati alcuni extra, tra cui la modalità Hardcore (sbloccabile attivando tre cristalli nascosti nella mappa) nella quale non sarà attivo il ripristino della salute; la modalità Boss Rush, appunto, nella quale dovrete affrontare un boss per volta in maniera casuale, con sole cinque vite a disposizione e un potenziamento a vostra scelta prima della battaglia, uno per ogni boss battuto; e la modalità New Game + che vi consentirà di ricominciare il gioco conservando tutti i potenziamenti ottenuti nella prima partita.


The Aquatic Adventure of the Last Human, recensione foto 1

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