Raid: World War II, recensione

18/10/2017 - Punteggio:
Raid: World War II, recensione

Il setting bellico relativo al periodo 1939-1945 può essere considerato un evergreen. Non esiste un momento storico così "vicino" a noi che sia altrettanto ricco di fascino e sia stato rimaneggiato da così tanti media in grado di raccontarne ogni sua particellare sfaccettatura. Il medium videoludico, in particolare, ha permesso ai giocatori di "entrare" nel vivo del conflitto, ripercorrerlo, cambiarne le sorti e addirittura immaginare come sarebbe potuto essere il mondo con l'eventuale vittoria del totalitarismo germanico, in pieno stile ucronico. C'è stato un momento, insomma, in cui i titoli bellici a sfondo storico hanno dominato il mercato macinando vendite e incontrando il generale favore del pubblico. La saturazione era inevitabile e, dopo il fulgore, l'entusiasmo andò lentamente scemando. 
Sotto lo strato di cenere, però, ardevano ancora le braci della passione e, dopo qualche anno di relativa calma, la seconda guerra mondiale sta tornando più in voga che mai. Basti pensare agli strategici, come Steel Division: Normandy '44, oppure ai first person shootercome l'imminente Call of Duty World War IIEnlistedBattalion 1944 Days of War. Tutti FPS canonici a cui, da qualche giorno, si è aggiunto un prodotto peculiare: RAID World War II. Il titolo, sviluppato da Lion Game Lion (giovanissimo team già al lavoro sui contenuti aggiuntivi di Payday 2) e pubblicato da Starbreeze, tenta maldestramente di appropriarsi della formula di gioco co-op che fece l'immensa fortuna di un certo Payday adagiandola sulla scena del secondo conflitto mondiale. Nonostante i furbi omaggi a opere come il tarantiniano Inglorious Basterds e gli sketch irriverenti dei Monty Python, resta il fatto che siamo di fronte a qualcosa di ampiamente visto. Abbiamo voluto attendere che i server si popolassero un po' per testare a dovere il titolo e pronunciarci in maniera definitiva.

Una dura lotta, ma qualcuno deve pur farla

Chiudiamo questa parentesi entrando nel merito del gameplay vero e proprio, in cui potremo scegliere tra 4 classi diverse: Assault (specializzato nei fucili d’assalto), Recon (il cecchino), Insurgent (il combattente ravvicinato) e Demolitions (indicato per l’uso di fucile e granate); potremo scegliere il personaggio che più ci aggrada selezionando semplicemente la sua nazionalità, permettendoci quindi di scegliere il protagonista ed il set di armi preferito senza problemi. All'inizio l'equipaggiamento a nostra disposizione sarà assai limitato, e per poter sbloccare nuove armi e potenziamenti bisognerà salire di livello completando le missioni. Il grinding assume una componente fondamentale in questo titolo: sarà infatti necessario per poter sbloccare ogni singola variante ripetere costantemente le stesse missioni con tutte le classi possibili, dato che ognuna di esse ha una propria barra di esperienza; considerato che le missioni non sono certo numerose non sarà certamente un lavoro divertente, non aiutato dal fatto che, come per Payday, è altamente sconsigliato giocare in single player perchè l’intelligenza artificiale che ci accompagnerà in caso di party incompleto è incredibilmente stupida, risultando utile solamente per riportarci in vita dato che è immortale. Indispensabile quindi avere un gruppo di amici con cui giocare in cooperativa, anche se dobbiamo sottolineare che durante i nostri test il gioco è crashato in più di un'occasione, dimostrandosi anch'esso non ancora ottimizzato e frustrante. 

Siamo NOI le misure drastiche

RAID: World War II utilizza il Diesel engine 2.0; questo motore, già considerato non all'altezza a suo tempo, riesce addirittura a sembrare peggiore all’interno di questo titolo: non solo il comparto tecnico non è assolutamente all'altezza dei tempi, mostrando spesso e volentieri una grafica da Playstation 2, ma mostra perfino numerosi cali di framerate, particolarmente accentuati durante le partite online. Completano l’esperienza di gioco i diversi problemi di fisica riscontrati, come soldati che riescono a girare di 360 gradi armi fisse, arrivando perfino a sparare i proiettili attraverso il proprio corpo che, invece, rimane immobile (una incredibile abilità che, per qualche motivo, possono sfruttare solo i nazisti), osoldati nemici che piovono letteralmente dal cielo o che respawnano letteralmente davanti a noi. Anche le missioni stealth non risultano particolarmente convincenti, dando più l’impressione di dover giocare a nascondino più che dover svolgere missioni ragionate e le "War Cry", abilità esclusive delle classi (come subire meno danni o infliggerne di più) ed un tentativo del gioco di assumere una propria identità, non riescono a fare realmente la differenza risultando spesso e volentieri trascurabili. Con le giuste attenzioni, sarebbe potuto venire fuori un gioco gradevole; le armi (quando utilizzate da noi) risultano il giusto mix tra arcade e simulazione, richiedendo particolare attenzione per sparare adeguatamente, le cutscenes sono divertenti e di buona fattura ed i dialoghi dei personaggi sono divertenti da ascoltare, specialmente quando ci ritroveremo in una brutta situazione. Purtroppo è però evidente che il gioco non doveva essere rilasciato nello stato attuale e la nostra speranza è che gli sviluppatori riescano a sistemarlo attraverso l’utilizzo di patch nel più breve tempo possibile.


Raid: World War II, recensione foto 1

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