Forgotton Anne, recensione

28/05/2018 - Punteggio:
Forgotton Anne, recensione

Tra le grandi uscite di assoluto rilievo che catturano l'attenzione del grande pubblico, si celano sempre quelle piccole perle inaspettate che rischiano di essere ignorate. O dimenticate in fretta, abbandonate, private dell'attenzione che meriterebbero.

Proprio su questo e altri importanti temi portanti si basa Forgotton Anne, che valorizza l'importanza della nostra memoria e ci mostra uno squarcio oltre il quale è possibile vedere dove gran parte della società moderna sta andando a finire. 

Memories

Forgotton Anne è ambientato in un fantastico mondo parallelo chiamato Forgotten Lands, in cui si trovano tutti quegli oggetti messi per sempre da parte, dispersi e mai più cercati, diventati ormai inservibili o spariti per sempre anche dal più lontano dei ricordi. Dal più insignificante a quello più raro, ogni oggetto, in questo mondo fiabesco, prende vita, parla, ha sentimenti e vive una vita di tristezza. L'unica loro speranza è legata al volere di Master Bonku, che promette di creare una sorta di punto di passaggio tra le Forgotten Lands e il mondo reale, solo ai forgotlings (questo il nome degli oggetti) che si saranno dimostrati meritevoli.

I giocatori controlleranno Anne – una tutrice dell'ordine che dovrà arginare gli afflati ribelli che soffiano sulle Forgotten Lands e che minacciano di sabotare il piano benefico di Master Bonku – operando sul territorio e imbastendo dialoghi coi forgotlings, i quali dimostrano quasi sempre una grande personalità e un'invidiabile loquacità. In alcuni momenti capiterà di dover prendere delle scelte proprio durante le discussioni (tutte in inglese, compresi i sottotitoli), le cui conseguenze si ripercuoteranno su alcuni elementi della storia. 

La storia di Forgotton Anne e i suoi bellissimi ambienti di gioco vengono presentati secondo lo stile degli anime meno moderni, e viene piuttosto naturale associare alcuni canoni estetici – e certi tratti distintivi – alle meraviglie che Studio Ghibli ci ha tramandato in questi anni. D'altra parte, l'aspetto forse più riuscito dell'opera, e al contempo quello che più risalta sopra ogni altra cosa, è proprio il comparto artistico, davvero ispirato e di altissimo livello, soprattutto se si consideriamo che si tratta dell'opera prima di Througline Games, un team indipendente di Copenhagen con poche risorse a disposizione (che ha avuto però il merito di farsi notare da Square Enix).

L'ambizione artistica fa il paio con quella narrativa: si considerino i risvolti che la storia del gioco ha e le delicate tematiche che vengono toccate, camuffate da un aspetto innocente ma senza dubbio rivolte anche (e soprattutto) ai più grandi, i quali dovrebbero cogliere maggiormente i messaggi lanciati da Forgotton Anne

Ancora, l'Arca che indossa al polso le permette di spostare l'Anima tra determinati contenitori e dispositivi, e anche di "distillare" (cioè uccidere) determinati Forgotlings; purtroppo il titolo non offre mai una sfida che vada anche solo leggermente oltre il livello "facile", e per giunta i movimenti del personaggio e le sue collisioni con gli oggetti si mostrano estremamente rigidi e legnosi, rendendo in alcune occasioni frustranti i suoi spostamenti da un punto all'altro delle mappe in 2.5D. Ad ogni modo questo vi può almeno rassicurare in un punto: potrete portare a termine l'avventura di Anne nelle circa sei ore richieste senza temere di riuscire a bloccarvi da qualche parte, perché ci vorrebbe davvero molto impegno. Altri aspetti della produzione sono comunque estremamente gradevoli: l'esplorazione delle varie aree di gioco delle Forgotten Lands è incentivata dalla presenza di alcuni collezionabili, che raccolti nel taccuino della protagonista (assieme ai dettagli delle missioni in corso) ci forniscono nuovi retroscena sul mondo degli oggetti smarriti e sui suoi abitanti. Teniamo inoltre in conto che tutto ciò che vedrete sarà disegnato a mano in un apprezzabile stile anime che ricorda gli anni '80, e visivamente sarà difficile non pensare subito ad alcuni dei capolavori dello Studio Ghibli: una prima occhiata ai fondali delle varie zone lascia davvero senza parole per la cura ai dettagli e la maestosità dell'effetto complessivo.

Sembra di essere proprio in quei luoghi assieme ad Anne, luoghi angoscianti e claustrofobici nella migliore tradizione di Orwell (avete letto 1984?), dove non c'è una vera distinzione tra cose e persone, e anzi in questo caso sembra che ad essere molto più umani siano proprio gli oggetti, che rifiutano di rimanere asserviti a un regime dittatoriale ricco di promesse e povero di fatti. Se dal punto di vista artistico c'è davvero poco di cui lamentarsi, va anche detto che il design di Anne e Master Bonku lascia un po' a desiderare, e nel complesso sembra realizzato in modo molto più frettoloso degli ambienti di gioco, dei Forgotlings e della stupenda colonna sonora orchestrata. Anche qui, comunque, non si può fare a meno di pensare che anche la "trascuratezza" dell'aspetto fisico dei personaggi umani non abbia un qualche significato a livello concettuale: sono proprio gli uomini ad aver perduto le cose, a farle soffrire, e di nuovo a renderle schiave nelle Forgotten Lands. Non dimentichiamoci che tra i temi etici e morali su cui insiste Forgotton Anne, e sui quali lentamente andrà a porsi interrogativi la stessa protagonista (la sua evoluzione psicologica è non solo credibile, ma estremamente apprezzabile) dominano il consumismo, la spersonalizzazione postmoderna di cose e persone, il sempre minor peso attribuito ai sentimenti, all'anima e ai ricordi individuali. Di tutto questo ad essere responsabili non sono gli oggetti: sono gli esseri umani.


Forgotton Anne, recensione foto 1

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